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PIER
PAOLO PASOLINI
Pasolini
nacque a Bologna il 5 marzo 1922, l'anno della Marcia su Roma di
Mussolini, da Susanna Colussi, friulana di famiglia casarsese, maestra
elementare, e da Carlo Alberto Pasolini, di antica nobiltà ravennate
decaduta, ufficiale di carriera. Non era un matrimonio felice; sarà
infatti seguito da crisi sempre più profonde e dall'emarginazione
progressiva del padre, escluso dall'affetto profondo che legava
Susanna ai figli e soprattutto a Pier Paolo. La famiglia si spostava
per i trasferimenti del padre: a Belluno nacque il secondogenito,
Guido. In Friuli tornavano tutti d'estate, per le vacanze. Intanto
Pier Paolo manifestava i primi precocissimi interessi per la letteratura
e la poesia, che a posteriori rievocherà al Lettore nuovo delle
sue Poesie (1970): "E' stata mia madre che mi ha mostrato come la
poesia possa essere materialmente scritta, e non solo letta a scuola
(Vitrea è l'aria...). Misteriosamente, un bel giorno, mia madre
infatti mi presentò un sonetto, composto da lei in cui esprimeva
il suo amore per me. Qualche giorno dopo scrissi i miei primi versi..."
A Bologna il futuro scrittore
fece gli studi liceali e poi, sempre qui, il corso di studi alla
Facoltà di Lettere, dove frequentò i corsi di filologia romanza
di De Bartolomeis e quelli di storia dell'arte di Longhi, con il
quale intendeva laurearsi. Ma poi, a causa delle traversie e delle
difficoltà generali dovute alla guerra, preparò una tesi su Pascoli
discussa nel '45 con Calcaterra. è di questo periodo l'attività
di collaboratore ad Architrave e al Setaccio, riviste della Gioventù
Universitaria Fascista. Con Francesco Leonetti, Roberto Roversi,
(i futuri compagni di Officina) e Luciano Serra fondò la rivista
Eredi, sostanzialmente vicina all'ermetismo. Nel luglio del '42
intanto erano tacite le Poesie a Casarsa, una breve raccolta di
poesie scritte nel dialetto ftiulano imparato a Bologna dalla madre
e, in loco durante l'soggiorni estz'vi. Cosi racconta lo stesso
Pasolini. "Nel 1942 usci a mie spese presso la Libreria Anliquaria
del signor Landi, il mio primo volumetto, Poesie a Casarsa: avevo
esattamente vent'anni (…) Una quindicina di giorni dopo che il libro
era uscito ho ricevuto una cartolina postale di Gianfranco Contini,
uno dei massimi critici e filologi contemporanei, che mi diceva
che il libro gli era tanto piaciuto, che l'avrebbe immediatamente
recensito... Ma la recensione non apparirà in Italia, su Primato,
come promesso, ma sul Corriere di Lugano in Svizzera, poiché ilbfascismo
osteggiava il dialetto e ogni tendenza centrifuga. Le poesia friulane
verranno poi raccolte in volume ne La meglio gioventù nel 1954.
Frattanto Pasolini veniva poetando
anche in lingua italiana, componendo o a volte traducendo dal dialetto
le poesie poi raccolte nell'Usignolo della chiesa cattolica, che
apparirà molto più tardi, nel 1958. Assente il padre, prigioniero
in Kenya, la famiglia si trasferì tra il '43 e il '45 in Friuli,
dove Pier Paolo ripara dopo l'8 settembre. Qui a Casarsa radunò
il gruppo di giovani che daranno vita All'Academia de lenga furlana
piccola 'accademia'di culto del dialetto e della poesia dialettale
che avrà espressione di una serie di pubblicazioni di Stroligut,
ovvero almanacchi. Il 7 febbraio 1945 il fratello Guido, che faceva
parte delle formazioni partigiane azioniste, venne ucciso da partigiani
garibaldini legati al gruppi sloveni di Tito. Per la madre e Pier
Paolo fu un profondo dolore e la figura del fratello ritornerà spesso
nelle sue poesie, anche tarde. Ciò non impedirà l'iscrizione al
Partito Comunìsta (1947), di cui Pasolini divenne segretario sezionale
nel 1949. Intanto aveva scritto due racconti (apparsi postumi, nel
1982, col titolo Amado mio) e un romanzo parzialmente influenzato
da tendenze neorealiste in voga: I giorni del lodo de Gasperi, poi
uscito nel '62 col titolo Il sogno di una cosa, storia di giovani
ambientata nel dopoguerra, delle lotte dei braccianti contro i latifondisti.
Nel 1949, in seguito allo scandalo suscitato dalla sua omosessualità,
venne espulso dall'insegnamento e dal partito "La morte di mio fratello
e il dolore sovrumano di mia madre; il ritorno di mio padre dalla
prigionia: reduce malato, avvelenato dalla sconfitta del fascismo,
in patria, e, in famiglia, della lingua italiana, distrutto, feroce,
tiranno senza più potere, reso folle dal vino, sempre piú innamorato
di mia madre che non l'aveva mai altrettanto amato e ora era, per
di più, solo intenta al suo dolore; a questo si aggiunga il problema
della mia vita e della mia carne. Nell'inverno del '49 (..)fuggii
con mia madre a Roma, come in un romanzo. Il periodo friulano era
finito ... ".
A Roma la vita, anzi la sopravvivenza,
era difficile. Pasolini insegnava saltuariamente, scriveva per qualche
giornale, faceva il correttore di bozze. Solo nel '53 ottenne da
Giorgio Bassani l'incarico di una sceneggiatura cinematografica.
Poi Livio Garzantì si interessò di lui egli promise un stipendio
purché finisse Ragazzi di vita (pubblicato nel 1955). Nel '54 traslocò
a Monteverde Nuovo. I tempi della squallida Rebibbia erano finiti.
Per lui e la madre cominciava la possibilità di una vita decorosamente
piccolo borghese. Le conoscenze e le amicizie con gli scrittori
s'infittivano: Gadda, Attilio Bertolucci, Sandro Penna, Moravia.
Nel 1955 Ragazzi di vita venne incriminato per contenuto pornografico.
Il processo fece diventare un caso letterario il romanzo. Seguì
un periodo di febbrile lavoro: Pasolini scriveva i Poemetti poi
apparsi sotto il titolo Le ceneri di Gramsci (1957) che vinsero
ex equo con Penna il premio 'Viareggio'. Continuava frattanto la
collaborazione al cinema, specie a quello felliniano (Le notti di
Cabiria). Nel '61 girò il suo primo film , Accattone, che suscitò
polemiche alla Mostra di Venezia. Seguirono Mamma Roma (1962), La
ricotta (1963), Il vangelo secondo Matteo (1964), Uccellacci e uccellini
(1966). Di livello non pari alla prima produzione i versi che continuava
a pubblicare: La religione del mio tempo (1961), Poesia in forma
di rosa (1964). E soprattutto coi film che Pasolini desta ammirazione
e scalpore e diventa famoso: nel 1968 esce una delle sue più note
e premiate pellicole, Teorema.
A caricare di significati e a
concludere l'eccezionalità del destino di un personaggio ormai al
centro della vita culturale e sociale italiana, giunge una morte
tragica quanto romanzesca. Nella notte tra il primo e il due novembre
1975 Pasolini viene trovato morto, schiacciato e straziato dalla
sua stessa Alfa GT, all'idroscato di Ostia, in circostanze su cui
il successivo processo, pur indicando in "un ragazzo di vita" il
colpevole, non farà piena luce. Pasolini venne subito conteso tra
chi' vuole beatificarlo e accaparrarselo e gli sbrigativi liquidatori
che vorrebbero sbarazzarcene in fretta. Ancor oggi la critica è
molto divisa, mentre si comincia a ristudiarlo e a recuperare i
numerosi inediti giacenti tra le sue carte.
FILMOGRAFIA:
Salò o le 120 giornate di Sodoma
(1975) Il fiore delle mille e una notte (1974) I racconti di Canterbury
(1972) Il Decameron (1971) Medea (1970) Porcile (1969) La sequenza
del fiore di carta (terzo episodio di "Amore e rabbia") (1968) Teorema
(1968) Edipo re (1967) Che cosa sono le nuvole? (terzo episodio
del film "Capriccio all'italiana") (1967) La terra vista dalla luna
(terzo episodio del film "Le streghe") (1966) Uccellacci e uccellini
(1965) Il Vangelo secondo Matteo (1964) Comizi d'amore (film-inchiesta)
- Intervistatore e commentatore: Pier Paolo Pasolini - Formato:
16mm e 35mm (1964) La ricotta (quarto episodio del film "RoGoPaG")
(1963) Mamma Roma (1962) Accattone (1961)
POESIE
Da
Poesie inedite
Cinque poesie d'amore 1945-46
Mi
destai d'improvviso, io ero solo.
Conobbi
l'assiuolo ai vecchi gemiti
che
dal cielo battevano vicini
dentro il mio
petto.
Con
quel canto fui vivo nel silenzio.
Ma, perduto nei sogni, del mio corpo
nulla restava se non una delusa
morta memoria.
E anche tu (memoria, non immagine)
su di me, su quel canto sovrastavi
e facevi tremendo quel silenzio
non comparendo.
M'eri in dissoluzione nella buia
carne, nei sogni: una mortale spoglia
sperduta dietro questa vita; eppure
ti amavo sempre.
Da
Poesie inedite
Via degli amori 1946
A Casarsa nasceva, un giorno, il sole:
e io dov'ero? Nella schiuma lieve
iridata del sonno, con il cuore
dentro un soave bozzolo di luce,
volavo. Estasiato, senza ali,
volavo a mezza strada tra la terra
e il cielo, volavo nella luce
delle campagne illuminate in sogno.
Da
Poesie disperse
Scartafaccio 1948
Commosso
sulla mia infelicità
Commosso sulla mia infelicità,
felice credo nel conforto della
parola che svela, che degrada.
Temo solo la morte, il puro fatto
della morte. Tutto il resto si gioca.
Da
Poesie inedite
Poesia con letteratura
1951-52
Se qualcuno mi chiede (e qualcuno
me lo chiede) dove vado con me
risponderei di non saperlo. Ho avuto
fin nel ventre materno, con la gioia,
questa sicurezza in una vera,
assoluta, inconoscibile irrealtà.
Da Poesie inedite
L'hobby del sonetto 1971-73
C'era nel mondo – nessuno lo
sapeva –
qualcosa che non aveva prezzo,
ed era unico; non c'era codice né Chiesa
che lo classificasse. Era nel mezzo
della vita e, per confrontarsi, non
aveva
che se stesso. Non ebbe, per un pezzo
nemmeno senso; poi riempì l'intera
mia realtà. Era la tua gaiezza.
Quel bene hai voluto distruggerlo;
piano piano, con le tue stesse mani;
gaiamente: te n'è rimasto
un fondo, inalienabile: mi sfugge
il perché di tanta furia nel tuo animo
contro quel nostro amore così casto.
Dal Diario 1945-47
Se m'infurio è perché l'umiliazione
di quel loro stato è senza la speranza:
e questa mancanza di speranza gli preclude
la strada a diventare interamente uomini:
a quarant'anni il loro apporto al mondo
è quello di un loro figlio adolescente.
Impugnano la pala come lui, con quella
sollecitudine a farsi benvolere.
Per loro la vita non sarà sempre così:
ma così lo è sempre stata. La speranza
non ha luce per la vita passata.
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