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La storia del Teatro Officina ...

A CIELO APERTO

La storia del Teatro Officina è storia a cielo aperto. Per 12 anni (dal 1972 al 1984) nello spazio del Circolo Familiare di Unità Proletaria in viale Monza 140e, di seguito, per quasi vent'anni nella "capanna" fra le case popolari di via S. Elembardo, il nostro teatro ha diffuso emozioni pensieri e fantasie con gli strumenti di una dignitosa professionalità, con una disponibilità di cuore e di mente non consueta, credo abbastanza rara.
Ma perché, mi chiederete, questa semina culturale è avvenuta a cielo aperto?
Non solo, credo, nel senso che è sempre avvenuta alla luce del sole, en plen air, poiché ci siamo mossi nelle strade e nelle piazze della nostra metropoli, dentro il tessuto associativo della città, con trasparenza e pulizia di intenti e di opere.
Non solo perché siamo stati silenti narratori e cantori delle tante storie di donne e uomini, giovani e anziani, segnati da una condizione di marginalità e sofferenza che abitano le periferie, ma anche e soprattutto perché - fuor di metafora - i nostri tetti erano fatti di fango e canne e non ci hanno mai riparato dalle intemperie e dalle piogge.
Eduardo diceva di essere cresciuto nel gelo. Noi, che non siamo certo Eduardo, siamo cresciuti, maturati e invecchiati trafitti da piogge e nevi che hanno letteralmente attraversato le nostre antiche e fragili coperture . Noi da anni agiamo a cielo aperto, senza guaine protettive di qualità, troppo costose per le nostre povere tasche.
Un'economia di guerra, che limita fortemente i nostri budget, ci ha consentito solo di spargere piccole catramature, messe lì a tentar di nascondere ferite non rimarginabili con questi deboli unguenti.
Al Comune, Settore Demanio - proprietario del capannone - all'Assessorato alla Cultura, che ci ha dato segnali di attenzione e di stima, a tutti gli amici che continuano ad amare il nostro lavoro, non chiediamo elargizioni principesche, né pietose elemosine, né tanto meno spazi "polivalenti": solo un aiuto serio, giusto, solidale, per coprire decentemente una capanna che racchiude una bella storia di impegno culturale, civile e umano.
Chiediamo, tanto per essere concreti, che dai circa 2 miliardi e mezzo di vecchie lire destinati ai 13 teatri milanesi convenzionati, venga accantonato l'obolo necessario per realizzare una programmazione teatrale meno umida e rendere La Casa del Teatro Officina più vivibile.
Non possiamo rimanere più a lungo a cielo aperto: i muri marciscono e, ben lo sa il quasi settantenne che dirige questo spazio, le artrosi si cronicizzano irrimediabilmente. Fiduciosi nella vostra solidarietà,

Massimo de Vita


"OGNI NOSTRA TRAGEDIA E' UNA FARSA"
G.Noventa

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