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Simone Savogin, giovane
scrittore esordiente.
Quali sono state
le prime letture che ti hanno appassionato?
Alessandro Baricco e
Peter Høĕg. Ora leggo prevalentemente autori inglesi e torno
spesso sul genere thriller. Mi piace molto anche Jonathan Coe il
quale, pur non scrivendo gialli, riesce a costruire degli intrecci
e degli ingranaggi che se all’inizio dell’opera faticano, poi si
sciolgono man mano. In.oltre adoro
Emily Dickinson
A livello
italiano leggi qualcosa?
Soprattutto poesie,
anche se spesso preferisco non sapere gli autori di quelle che leggo.
Mi è piaciuto molto “Il canone inverso” di Paolo Maurensig.
Credi che nell’ultimo
ventennio siano stati scritti dei classici? E se sì quali?
Da tutti i rimandi che
ne fanno i grandi autori direi “Il grande Gatsby”, mentre ad un
sedicenne consiglierei di leggere “Il Giovane Holden” di Salinger.
A livello personale penso che un libro destinato a diventare un
classico, se già non lo è, potrebbe essere “Il Profumo”. Così come “Il mondo di Sofia” e “L’enigma del solitario”,
entrambi di Jostein.
Ultimamente
la narrativa è in forte ascesa, e questa ascesa sembra coincidere
con l’avvento di internet. Un po’ come l’avvento del videoregistratore,
dopo un primo attimo di sbandamento, ha fatto aumentare l’interesse
della gente per il cinema e di conseguenza l’affluenza nelle sale.
Pensi che le nuove tecnologie e la letteratura possano andare di
pari passo?
Sì, ma non quanto il
rapporto videocassette-cinema. Se prima una certa letteratura veniva
considerata elitaria, ora con internet la gente trova persone più
simili nei gusti. La comunicazione aiuta ad annoverare nuovi “adepti”,
ma naturalmente ha i suoi pro e contro.
In Italia
secondo recenti statistiche vi sono oltre un milione e mezzo di
poeti. Come mai allora, esclusa Alda Merini, i poeti di successo
non riescono a superare le tremila copie vendute di un loro libro?
Il perché
lo spiegava Bertoli: “i poeti sono poeti perché scrivono poesie”.
Scrivere un romanzo è un atto liberatorio, intimo, ma meno formale
di una poesia. La poesia è soggettiva. Ad esempio quando qualcuno
mi definisce poeta io odio questa definizione, definisco le mie
poesie frammenti di pensieri.
A
tal proposito tu cosa scrivi?
Più che altro
pensieri, appunto, e sogni, nel senso che ho sempre preferito più
scrivere che parlare. Scrivere però non è una cosa diretta come
la parola, arriva dopo, in una forma più pesante: ma, nello stesso
tempo, ha qualcosa in più, qualcosa di magico. La scrittura può
essere un modo per avvicinarsi o anche staccarsi da certe persone,
le quali molte volte si sono avvicinate o staccate da me proprio
per il mio amore per la scrittura e la mia avversione alla parola.
Divento
Giornata da aquiloni oggi
e da bandiere
con forze che si spingono mentre io sto a sedere immerso in natura
nuova,
svengo
che il cuore e la mente si perdano in nero
così che i sensi diventino nulla
e davvero io sento
e di vento divengo
Intervista a cura di
Giampaolo Abbiezzi
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