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Giovanni Raboni con la silloge Barlumi di storia (edita lo scorso anno da Mondadori nella collana Lo Specchio) è il vincitore del premio Librex Montale 2003. A partire da quest'anno l' ambìto riconoscimento - che ha sempre costituito una sorta di premio alla carriera per quei poeti italiani in grado di caratterizzare in modo originale la nostra letteratura contemporanea, tra i quali Caproni, Zanzotto, Fortini, Luzi, Giudici, Erba - prevede una sezione internazionale, che il polacco Tadeusz Rozewicz si è aggiudicato con la raccolta Szara strefa (Zona grigia, edita nel 2002) . La cerimonia di premiazione prevede la consegna ai due vincitori di un assegno di euro 15.500 e avverrà lunedì 28 aprile, ore 20.30, al teatro Nuovo di Milano. In locandina la lettura da parte di Raboni e Rozewicz di alcune liriche tratte dalle sillogi premiate, poi un video sulla prima scuola europea di poesia, da poco sorta a Vienna. A seguire un recital del poeta scozzese Don Peterson, che leggerà alcune poesie di Eugenio Montale tradotte in inglese, mentre il pubblico potrà seguire il testo originale scorrere proiettato. Chiuderà la serata un concerto del gruppo percussionista senegalese Sinafrica. Considerata la difficile situazione internazionale è ancora incerta la presenza di Bono, il cantante degli U2, che la giuria ha premiato per la sezione "Poetry for Music". In Barlumi di storia, che raccoglie testi in verso libero e brani di prosa, Giovanni Raboni - nato a Milano nel 1932, più di un quarantennio di militanza poetica - conduce sul filo della memoria un'indagine autobiografica sul passato lontano, quello dell'infanzia, per giungere via via, decennio dopo decennio, ai nostri giorni. Sono brandelli di storia personale e collettiva, ingiustizie e drammi di un tempo ormai trascorso, ma non cancellato. Proprio utilizzando il grimaldello del ricordo il poeta intesse un liturgico colloquio con le care persone, che non potranno ritornare. Così Raboni dà vita in un luogo atemporale della mente alla possibilità di entrare in contatto con gli assenti. Si assiste perciò a un duplice percorso, quello di un fare poesia come testimonianza civile, e dunque martirio, con un non celato senso etico sempre presente, e l'altro, parallelo, di una religiosa visione onirica, in cui collidono i vivi e i morti alfine in un abbraccio di parole. Tuttavia Barlumi di storia è anche una serena virile rinunzia alle utopie, che sono allontanate, appartenendo al mondo della giovinezza. Ne sgorga un terribile senso di delusione verso la realtà e la società contemporanea. Domina la raccolta un lutto color "grigio" , dove l'autore, pur nella disperazione, dal suo dizionario non riesce del tutto a cancellare la parola "felicità", quasi confessando di trovarsi in una situazione di sapiente tregua di fronte alla precarietà del vivere ("Mai davvero felice e mai del tutto/ infelice"). Per arrivare allo straordinario finale, quietamente tragico: "Sì, tutto in bianco e nero, se Dio vuole./ E tutto, anche le foglie che crescono, / anche i figli che nascono,/ tutto, finalmente, senza futuro."
Tadeusz Rozewicz , il vincitore del Librex Montale International, nato a Radomsko nel 1921, combattè fra il 1942 e il '44 contro i nazisti, che avevano occupato la Polonia, nell'armata patriottica clandestina, una formazione militare polacca non comunista. Uno dei suoi fratelli venne fucilato dalla Gestapo. L' esperienza di guerra partigiana lo segnò per tutta la vita. Già la sua prima raccolta Inquietudine del '47 evidenzia lo stupore del poeta di fronte alla crudeltà gratuita e alla solitudine. Che si riscontra anche nelle sillogi successive, come Il guanto rosso (1948), che sta per essere pubblicato da Scheiwiller, nella traduzione di Carlo Verdiani. Rozewicz, rifiutando ogni tipo di sperimentalismo, ha scelto di usare il linguaggio del quotidiano, pur ricco di metafore e talora stilisticamente ricercato. La sua poesia non ha certezze, sgorga da una forte ispirazione dolorosamente etica, come si legge nella lirica Lamento: "ho venti anni/ sono un assassino/ sono uno strumento/ cieco come la spada/ nelle mani del boia/ ho trucidato un uomo... " ). La sua vis poetica nasce dal continuo dubitare sull'essenza della vita e da un perpetuo lottare contro il male, nel tentativo di comunicare ai giovani che non sempre è necessario rispondere alle sopraffazioni subìte solo con la violenza.

Franco Manzoni