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1. Come e quando nasce la tua passione
per l'arte ?
Probabilmente non ha un inizio vero e proprio. Da bambino
mi trovavo a sognare e fantasticare, dare vita a situazioni, persone
e cose; nel fantasticare niente e nessuno esercitava pressioni sul
mio fare…i sogni non mi davano premura: potevo finalmente essere
liberamente pigro… Ho incominciato con il teatro e fino al 1970
ho felicemente espresso la mia creatività nel gruppo, ma poi ho
sentito forte il bisogno di essere il regista di me stesso, la voce
solista che usciva dal coro per esprimersi colo colore in una solitudine
piena di personaggi, di sentimenti, di suoni ovattati e lenti fotogrammi
che vanno ad adagiarsi su una tela… Ho ripreso il mio sogno più
vecchio, quello di dipingere. La spinta esibizionista, fondamentale
per il teatro, ma che in esso non sa prescindere dalla gente, diventava
più paritaria nei rapporti artista-pubblico: dipingo anche per la
gente ma non mi condiziona il suo giudizio. L'artista deve rimanere
se stesso: non deve avere complessi nei confronti degli altri, ma
non deve nemmeno farne venire…
2. Da dove nasce un'opera?
L'opera è la sintesi di tanti elementi raccolti durante
un periodo di vita, nasce dalle mie osservazioni: il sole pallido,
il sole forte, il mare calmo, il mare in burrasca, il cielo azzurro
e quello nuvoloso…questi elementi, come anche la povertà ed il benessere,
l'amore e l'odio, la pace e la guerra; sono stati d'animo che vivo
giorno dopo giorno, e vengono incamerati nel mio inconscio. Fino
a quando ho la sensazione sempre inconscia di doverli buttare fuori,
di dare loro vita, e da lì nasce l'opera. La realizzazione non viene
fatta in un minuto, mi è capitato di avere intesta un'idea per tantissimo
tempo, anche per anni, prima di riuscire a realizzarla. Se poi questo
quadro, quando lo guardi, diventa "il detonatore della tua creatività",
della tua emotività, possiamo definirlo un'opera d'arte.
3. Sei d'accordo con l'affermazione che
pittura e poesia siano la stessa cosa?
Poesia e pittura sono un'identità unica. Il pittore dipinge,
il poeta scrive, ma se non ci uniscono i sentimenti e la purezza
del bambino, io rimango un decoratore della tela, ed il poeta resta
uno scribacchino. Io amo offrire le mie risorse al poeta e faccio
al contempo il pieno di poesia, cosi io sarò un poeta della pittura
e lui sarà un poeta dello scrivere. Questo vale anche per la musica,
il teatro, il cinema. L'arte è una sola, tutto il resto sono linguaggi
per esprimerla.
4. Cosa pensi della situazione culturale
italiana?
La situazione culturale italiana rispecchia il caos in cui
viviamo, il culto dell'esteriorità, il sembrare più che l'essere…Si
fa molta fatica nel cercare, nell'approfondire le cose, nel penetrare
nei sentimenti, e quindi si è soliti fermarsi alla parte esteriore
delle cose e delle persone. Viviamo in un'epoca dove vi è una folle
ricerca del successo, conta più l'affermarsi che il realizzare,
il raggiungimento di un obiettivo è più importante del come raggiungerlo.
Sarei un ipocrita se affermassi che un artista non vuole raggiungere
il successo: ma solo se si è convinti di dire qualcosa di positivo
per il mondo, se si ha piacere nel dire questo qualcosa, anche piccolissimo
("che il grande spettacolo della vita continui e che anche tu puoi
contribuire con un piccolo verso", dal film L'Attimo fuggente, ndr).
Nonostante tutto però sono molto fiducioso per quanto riguarda il
futuro: se il malessere si ferma a mezza strada è duro da essere
superato, ma se si va a fondo, allora è più facile trovare la spinta
per risalire. Noi, dal punto di vista artistico, e non solo, abbiamo
toccato il fondo. Ma alla fine rimarranno solo coloro che vivranno
veramente per l'arte, e questi riusciranno a risalire.
5. In quali paesi fuori dell'Italia hai
trovato una situazione culturale migliore?
Io sono innamorato della Francia e di Parigi in particolare.
Oggi come oggi mi piacerebbe esporre a New York: nella Grande Mela
c'è una grossa attenzione per la cultura, ma mi piacerebbe anche
andare nei paesi dell'Est.
6. Tu sei stato promotore di un Caffè letterario
a Milano, un'idea a mio giudizio bellissima…
Il Caffè letterario, ovvero serate di musica, pittura e
poesia. Tutto è nato dal mio motto "come un giullare tra la gente").
A me è sempre piaciuto parlare alla gente.
7. …a tal proposito sei d'accordo con chi
afferma che l'artista sia talvolta il giullare, nel senso più shakespeariano
del termine, capace di raccontare il vero senza però mai essere
preso sul serio?
Certo, non a caso il giullare era anche un veggente e l'artista
oltre ad essere un giullare è proprio un veggente. Il giullare veniva
preso a calci dai re, così come l'artista "non allineato" dal potere.
L'artista sente gli incatenamenti, ma ride nella sua libertà e ironizza
sulle debolezze attraverso l'arte.
8. Torniamo al Caffè letterario…
mi sono ispirato ai vecchi cabaret, le Sale Caveau, il Cabaret
Voltaire di Parigi, Zurigo…Volevo andare incontro alla gente comune,
soprattutto alla gente vera, al popolo che ha paura della cultura.
Io sono stato sempre contrario ai reading di poesie, dove di solito
sono presenti 15 persone, delle quali 12 sono amiche del poeta e
3 sono veramente interessate alla sua poesia, così mi sono detto:
realizziamo questo Caffè letterario in un locale dove possa entrare
chiunque, non necessariamente chi è amante dichiarato della cultura,
dove chiunque possa trovarsi bene davanti ad un buon bicchiere di
vino. Vogliamo veramente vedere la gente? Mettiamo allora della
musica (che come forma d'arte è arrivata infatti prima alla gente).
Le persone venivano così magari per sentire della musica jazz o
classica, ma poi rimanevano piacevolmente sorprese nel vedere quadri
o sentire un poeta leggere le proprie poesie. La musica ha fatto
diciamo da traino. Il Caffè si chiamava "Caffè artistico Matrioska",
abbiamo scelto questo nome perché immaginavamo l'arte come una matrioska:
man mano che la apri ascolti i linguaggi dell'Arte: musica, pittura,
poesia, teatro…
9. Quali sono state le tue maggiori soddisfazioni?
Oltre il caffè letterario direi le varie iniziative che
ho fatto nelle scuole (medie e talvolta elementari), un progetto
chiamato "incontriamo l'artista", che ora è già alla quarta edizione
(è nato nel 2000). Ha portato poeti musicisti, scrittori, pittori,
a parlare con i ragazzi. A me quello che interessa è seminare cultura...qualche
volta accade che germogli! Soddisfazioni sono arrivate dalle mie
tante Mostre, da quelle osteggiate per ipocrisia, falso pudore o
per motivi ideologici a quelle tematiche di grande successo: "I
sette vizi capitali", "Il gioco", "La Via Crucis", "Sopralerighe"(sulla
poesia di Bukowski), "Pinocchio"(da oltre due anni in giro per l'Italia),
"I tarocchi" (con la poesia di Claudio Recalcati)…E poi , se mi
permetti, la soddisfazione di essere stato capace, negli anni settanta,
di rinunciare alla Biennale di Venezia per non legarmi agli imperanti
carrozzoni politici dell'epoca…Di contro, aver saputo mostrare nei
luoghi della gente: stazioni, treni, pub, scuole, ospedali, chiese,
cantine….
10. Quali sono i tuoi progetti futuri?
Sto realizzando un'opera sui "Canti Orfici" di Dino Campana,
una traduzione in pittura delle sensazioni che mi danno i Canti
Orfici e Campana uomo. Questo progetto caratterizzerà il mio 2005.
Per
maggiori informazioni: www.lanfrancomateriale.com
Intervista a cura di Giampaolo
Abbiezzi
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