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Intervistiamo Dana Drunk giovane poetessa esordiente:

1. Come sei arrivata a scrivere e pubblicare questo libro di poesie?

Premetto che non sono una persona che legge molto, non amo la poesia in modo particolare, è solo
che è una delle forme di espressione che mi si addice. Credo che questo sia dovuto al fatto che ho
sempre scritto canzoni (testi e musica) per il mio gruppo ed anche quando il gruppo non lo avevo e
suonavo la chitarra nella mia stanzetta. Il libro non è altro che una raccolta di poesie che ho
scritto tra il 1996 ed il 2002, cioè tra i 16 ed i 22 anni. Queste poesie sono un quadro di come
ero io da adolescente, ma non sono x niente adolescenziali. Non ci sono cose del tipo "Oh quanto è
bello quel tipo che non mi caga"...si tratta piuttosto di uno sguardo dentro me stessa e scoprire
di essere diversa dagli altri, scoprire il disgusto x una società morta, x la sua gente ancora +
morta.

2. In che senso?

Tieni conto che io abito in Brianza, dove ci sono mobilifici ovunque, dove la gente risparmia fino
all'ultimo centesimo e non si gode la vita, dove la gente tiene il divano incelofanato x non
consumarlo, dove tutti da grandi vorranno essere ricchi.
Io sono diversa, lo ero già da piccola. Il libro analizza tutto questo sotto vari aspetti,
racconta le mie emozioni, i miei stati d'animo. Mi piace pensare che sia un libro che racconta la
formazione spirituale di una persona, descrive quel momento in cui un carattere, una personalità
vanno a formarsi, a delinearsi in modo più netto e chiaro. Peraltro "Cercando luccicanza" fa da
predecessore al mio prossimo libro che sarà l'espressione di una persona matura, che è contenta
della sua diversità e che lancia bombe sulla società attuale.

3. Tu suoni anche in un gruppo, ce ne vuoi parlare?

Sì, suono la chitarra e canto nei Krampack da una vita ormai, il gruppo l'ho fondato io nel 2001.
Scrivo testi e musica e gli altri miei angioletti li arrangiano alla grande. Facciamo solo pezzi
nostri con testi in italiano, genere pop rock elettronico. A detta di tutti i nostri pezzi
rendono, sono immediati e sono orecchiabili. Attualmente abbiamo una ventina di pezzi pronti e li
stiamo registrando di volta in volta. Però non a livello professionale, perché non abbiamo i soldi
per poterlo fare, quindi ci dobbiamo arrangiare. A chi potesse interessare questo è il nostro
indirizzo su myspace: www.myspace.com/krampackmusic

4. Credi che musica e poesia possano essere connesse fra loro?

Sicuramente, almeno secondo me. Io ho iniziato intorno ai 13 anni a scrivere canzoni. Suonavo la
chitarra e intanto mi venivano in mente testo e melodia assieme. Poi ho iniziato anche a scrivere
poesie, non ci mettevo la musica fisicamente, ma in testa avevo il ritmo della poesia che si
esprimeva in modo naturale attraverso la metrica. Nel mio libro, Cercando luccicanza, il legame
tra musica e poesia si nota sicuramente, tuttavia posso anticipare che nel mio prossimo libro
questo legame sarà ancora più forte, infatti nel frattempo sono maturata ed ho acquisito
maggiore dimestichezza con la metrica. Anche se non ho mai fatto scuole di scrittura creativa o
quant'altro, a me viene in modo naturale.

5. In riferimento alla domanda qui sopra, cosa pensi dell’iniziativa del Librex Montale di
premiare i cantautori italiani e stranieri per i testi delle loro canzoni. Credi possano essere
considerati poeti?

Penso che l’iniziativa del Librex Montale sia interessante ed anche utile, perché ha lo scopo di valorizzare una forma d’arte che ultimamente sta subendo una flessione. Flessione che secondo me è dovuta all’eccessiva commercializzazione della musica. Adesso per fare canzoni basta trovare un motivetto orecchiabile e piazzarci sopra un testo banale e senza pretese, del tipo “I love you baby” o “Let’s party tonight”. A me viene il vomito a sentire queste cose. Eppure è così, la gente non ha più voglia di usare il cervello e neppure l’anima, la gente vuole restare in superficie, non ha tempo per canzoni che facciano pensare…ignorance is bliss!
E comunque io ammiro chi ha le palle di fare ancora dei testi che vogliano dire qualcosa. Questo non significa che tali testi debbano avere una forma complessa o di difficile comprensione, io per esempio preferisco testi chiari ed accessibili perché sono più condivisibili e comunicare significa condividere. Comunque l’importante è che ci sia un contenuto. E sì, possono essere considerati poeti.

6. Hai mai pensato, se non lo hai già fatto, di “usare” le tue poesie come testi del vostro gruppo
musicale?

Ho fatto la cosa opposta, ho usato due mie canzoni e le ho messe nei miei libri. “Frutti di bosco” è finita in Cercando luccicanza. “Sogni infranti” sarà inserita nel mio prossimo libro.
7. Quali sono i tuoi poeti preferiti?

Come ti dicevo prima, non leggo tanta poesia. Posso solo dire che al liceo leggevo Rimbaud, mi
piaceva molto il personaggio.

8. Qual è il tuo pensiero circa la situazione culturale italiana di oggi?

Aiuto, aiuto, aiuto. Sono delusa ed amareggiata. C’è una sorta di cultura usa e getta, personaggi che nascono e muoiono nel giro di poche settimane, innalzando polveroni mediatici da far rabbrividire. Adesso si uccide anche per finire in televisione, oppure si spera di essere parenti di qualcuno morto mmazzato per avere la possibilità di farsi inquadrare anche solo per un secondo. Sinceramente di speranze per il futuro ne ho poche, non credo che risaliremo in superficie senza prima aver toccato il fondo.

9. Sei d’accordo con chi afferma che solo l’arte, nelle sue più svariate forme, salva la vita?

L’arte non salva la vita, salva l’anima.

10. I tuoi progetti futuri sono legati più alla musica, la poesia o entrambe le cose?

Per ora i miei progetti futuri si concentrano su entrambe le cose. Musica e parole sono due cose di cui non posso fare senza.

Lascio i dati per chi volesse acquistare i mio libro (sì può ordinare in una qualsiasi libreria fornendo il codice isbn):

Autrice: Dana Drunk
Titolo: Cercando luccicanza
Casa editrice: Akkuaria
ISBN 978-88-89418-93-2

Per trovarmi on line:

www.myspace.com/danadrunk

http://www.akkuaria.org/danadrunk/index.htm

Intervista a cura di Joe Verni