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Intervistiamo Francesco Borghi, giovane autore.
Come è stato il tuo avvicinamento alla cultura in generale ed alla
poesia?
E' stato all'insegna dell'eclettismo, attraverso varie "tappe".
Inizialmente mi sono appassionato di musica dato che mia mamma è
insegnante di pianoforte, in seguito ho capito che più che un esecutore
ero portato all'iniziativa, all'inventiva.
Musica e poesia a tal proposito sono legate fra loro?
Certamente, e non solo. Anche l'immagine può essere legata. Io ad
esempio ho lavorato a varie rassegne di cinema indipendente con
sue film da me scritti e diretti , anche se poi non ho proseguito
per il solo motivo che non riuscivo a lavorare da solo. Ho lavorato
anche a due video musicali, con gli American Underground life e
ho partecipato tre anni fa ad una rassegna video organizzata da
Sat 2000, arrivando secondo.
Hai portato avanti quindi vari campi…
Suono dal '90 in un gruppo chiamato Yukudi, abbiamo un nostro sito
all'indirizzo www.yukudi.com
e poi sotto il nome di C3.3 abbiamo fatto uno spettacolo di musica
in sonetti di Shakespeare al Teatro Oscar, in cui ho lavorato come
capocomico. Avevamo una compagnia chiamata "Sacchi di Stracci".
Proprio con questa compagnia abbiamo messo in scena diverse commedie
fra cui due Shakespeare ed una commedia intitolata "Un terno al
lotto".
Com'è il tuo rapporto con la poesia?
Il mio rapporto con la poesia è nato tardi, quando avevo già 22
anni. Militavo in una fanzine milanese, "Slang", attraverso la quale
conoscemmo Pier Vittorio Tondelli. Iniziai a lavorare ad una serie
di poesie "flash", vale a dire poesie ad intermittenza, dei frammenti.
Era un uso quasi pittorico della poesia, degli Haiku, descriventi
narrazioni. Ero attratto dai drammi religiosi di Turoldo e da quelli
di Testori. Inventai una storia di un personaggio di fantasia,chiamata
"Colore", che partiva da una nascita e si concludeva con una morte.
La storia uscì sotto un libercolo nel 1991. In seguito mi sono occupato
anche di un cortometraggio, chiamato "Snuff movie", scritto insieme
a Tiziano Soni, con un sottofondo di musica rumorista fatta utilizzando
componenti di giocattolo.
Chi sono i tuoi poeti preferiti?
Tra i classici Dante, del Novecento Montale e Saba. Ho trovato fondamentale
Pier Paolo Pasolini, il quale mi ha aiutato ad uscire da quell'ambito
di poesia diciamo, scolastico, per arrivare ad uno stile parlato,
vero. Questo nonostante non ami particolarmente il realismo. Ma
Pasolini è unico. Mi ha colpito il beat americano, anche se non
ho mai amato Kerouac, il mio grande amore rimane Borroughs perché
aveva il gusto del frammento come le mie prime poesie (ed infatti
mi sono ispirato proprio a lui). Questo stile di frammentare la
poesia l'ho trovato anche in David Bowie. Il mio padre spirituale
invece è Jean Cocteau.
E' difficile trovare una definizione riguardo Cocteau…
La definizione se l'è data lui stesso da solo. Sulla sua carta di
identità alla voce professione c'era scritto: poeta. Cocteau è arrivato
al vero cuore della poesia, usando la tecnica del linguaggio dell'inconscio,
proprio in un'epoca in cui l'uomo si riconosce frammentato. Non
cerca quindi Cocteau di controllare la realtà, va al nocciolo delle
cose. Come lui fanno a parer mio altri grandi scrittori quali Virginia
Woolf, King, Dyatt…
Però Bukowski diceva che il 95% di uno scritto era realtà e il 5%
levigazione…
Ma ammetteva che arte e realtà non coincidono e perciò bisogna essere
sempre sinceri. "Uno scrittore non può pagare con assegni a vuoto"
diceva Borroughs. "Per essere reali bisogna essere artificiali"
diceva invece Wilde.
Progetti futuri?
Ho appena finito insieme a Nino Di Martino un progetto teatrale
che unisce la musica a un testo poetico ed è intitolato "Ludwing",
prendendo spunto da Luigi II, e sarà la terza parte di una trilogia
riguardo i re sconfitti. Ma il primissimo progetto è un sito narrativo
horror dove l'ambientazione è una fondazione culturale chiamata
"Kolemer" e, agendo come in un videogame, puoi accedere ai racconti,
come una sorta di ipertesto virtuale. A mio parere la grande lezione
dell'arte moderna viene dai lavori ipertestuali.
Intervista a cura di Giampaolo
Abbiezzi
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