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SPECIALE INTERVISTA
AleX Bevilacqua
BIOGRAFIA LETTERARIA
Alessandro Bevilacqua nasce a Milano un giorno di dicembre di un
anno a caso dei favolosi 60 (quello in cui esce "Beatles for sale").
Fin da bambino mostra grande sensibilità e passione per le lettere
e per la parola. A sei anni scrive la sua prima poesia. Da quel
primo timido passo ha origine tutto. Fiumi di altre poesie, romanzi
abortiti poi tradotti in soggetti per il cinema, una sceneggiatura
completa (sta ancora attendendo un produttore coraggioso disposto
a comprarne i diritti), un paio di format per la TV e una raccolta
umoristica di pregio. Tutto questo mentre persegue la sua attività
principale e il suo amore di sempre: la composizione di deliziose
canzoni a cavallo tra i generi e gli stili (principalmente POP &
CANZONE D'AUTORE).
Nel maggio del 2005 pubblica con Phasar il suo primo libro di poesie
dal titolo "Piega di coscienza irrivelata" sotto le spoglie, nemmeno
tanto celate, di AleX Bevilacqua. Attualmente sta lavorando alla
sua prima opera di narrativa.
Come nasce il tuo amore per la musica e per la poesia?
La passione per la poesia ce l'ho da quando a sei anni, avendo appena
imparato a scrivere, subito composi la mia prima poesia, sicuramente
ingenua e infantile, però già profondamente ispirata. Faceva così:
Dalla finestra guardo con tristezza
la candida neve che scende giù dal cielo
e nonostante la sua bellezza
per me ogni cosa è gelo.
Il paesaggio dipinge di bianco:
alcun rumore sento.
Meno male che a questo spettacolo non manco
anche se sono scontento.
E' pazzesco: a sei anni la mia poetica futura era già delineata!
Per quanto riguarda la musica, l'approccio è arrivato più tardi,
verso i sedici anni ho iniziato a tenere una chitarra in mano, verso
i diciannove a tirarci fuori qualcosa (anche se avevo già scritto
alcune canzoni, senza conoscere la musica, inventando liberamente
testi e melodie nella mia testa). Da allora la musica è diventata
la mia compagna di vita.
Tu sei anche paroliere. Qual è secondo te il nesso tra musica e
poesia?
Penso che siano due linguaggi molto simili. Già la musica è di per
sé poesia senza parole, in più quando le parole possono essere aggiunte
alla musica questa fusione può risultare spesso straordinaria. Anche
se penso che il linguaggio "alto" della poesia non si sposi con
la canzone così bene quanto un testo nato originariamente per appoggiarsi
a una musica. Anche se esistono testi di canzone che anche solo
letti rasentano a volte la vera poesia, e viceversa esistono delle
poesie che successivamente musicate non perdono il loro slancio
lirico, ma anzi lo amplificano.
Hai dei poeti preferiti? Quali?
Ti giuro che è solo una coincidenza, però in assoluto penso che
Montale sia il più grande poeta italiano moderno. Lo adoro. Un altro
grandissimo è Guido Gozzano. Lasciami però anche spezzare una lancia
a favore dei miei cantautori preferiti. So che quello che dico è
assolutamente soggettivo, ma ci sono due geni in circolazione, purtroppo
non famosi quanto il loro talento imporrebbe: non so se li conosci,
sono Flavio Giurato e Federico Fiumani, due maestri e due vere forze
della natura.
No, non li conosco. Alcuni nomi girano purtroppo solo tra gli addetti
ai lavori, ed è un vero peccato. Ma questo mi dà lo spunto per chiederti:
cosa pensi della situazione culturale milanese e più in generale
italiana?
Milano è comunque una metropoli, è inutile negarlo. Non sono molto
d'accordo con i disfattisti di ogni tempo e latitudine. In giro,
nonostante lo straziante appiattimento imposto dai media dominanti,
c'è una grande esplosione di creatività anche favorita dalle nuove
tecnologie che hanno "democratizzato" il fare artistico. Rimane
il problema della promozione e della diffusione delle idee e dei
"manufatti", ma essendo ancora un inguaribile sognatore, mi auspico
una lenta ma inesorabile rivoluzione verso un orizzonte in cui l'arte
sarà al potere e detterà essa stessa le regole per la sua fruizione
e per il rispetto di sé.
Parlaci brevemente del tuo passato artistico e illustraci i tuoi
progetti futuri…
Guarda, come ti accennavo io nasco letterato, poi ho subito la sbandata
"musicale", adesso sto riaggiustando il tiro riequilibrando un po'
le mie due anime - tant'è che ho deciso di pubblicare la raccolta
poetica Piega di coscienza irrivelata che riunisce le mie poesie
di formazione (scritte dai 20 ai 25 anni circa) con l'aggiunta di
altre liriche composte strada facendo fino ad oggi -. In questi
anni ho militato in diversi gruppi, ho scritto più di un centinaio
di canzoni, pubblicato diversi CD autoprodotti (l'ultimo in ordine
di tempo My pale interiors con il VoX Gineceo, gruppo di sole donne),
sfiorato una partecipazione a Sanremo, scritto soggetti e sceneggiature
per il cinema e format per la televisione. E se qualcuno dovesse
pensare che io sia un artista "serioso e impegnato", posso anche
sfoderare una raccolta umoristica intitolata Parzialmente stremato.
Chi lo direbbe, il poeta umorista… Per il futuro ci sono un po'
di cose in ballo, tutto dipenderà da chi si innamorerà dei miei
progetti. Comunque sempre all'interno del circuito MUSICA-PAROLA.
PIEGA DI COSCIENZA IRRIVELATA si fregia di una toccante prefazione
di Alda Merini. Cosa pensi di lei e della sua poesia?
L'incontro con Alda Merini è stato molto gratificante per me come
artista. Lei è una persona schietta e umorale, che dice quello che
le passa per la testa in maniera diretta, senza mediazioni. Ha un
dolcissimo sguardo profondo da bambina istintiva e vorace. Ci siamo
visti un paio di volte a casa sua e in dieci minuti, forse anche
meno, di getto, mi ha regalato una presentazione in cui ha capito
tanto della mia natura di uomo e di poeta. La sua statura artistica
poi è fuori discussione. Ha scritto (e scrive) cose straordinarie
e il suo personaggio è unico nel panorama italiano. Come ha detto
bene un altro poeta "dovrebbero darle il Nobel e poi non assegnarlo
più per dieci anni…".
Per chiudere, abitando a Milano ti sarai reso conto dell'importanza
che hanno la moda, la pubblicità e il design nella nostra città.
Ritieni che possa esserci un legame tra Moda e Poesia?
La Moda non ha mai goduto di grande fama presso i poeti. Leopardi
ai suoi tempi scrivendo il Dialogo della Moda e della Morte aveva
definito la moda e la morte addirittura sorelle! Per quanto riguarda
invece il rapporto con la Poesia, ti direi che la moda intesa come
fucina dell'effimero destinato a durare una sola stagione, sulla
base dei capricci e delle smanie di qualche occulta mente "creatrice",
ha un'affinità con la poesia che tende sostanzialmente a zero. Ma
la moda è anche il regno della bellezza, della libertà delle forme
e degli accostamenti audaci, della trasgressione degli steccati
imposti da regole e convenzioni sociali in virtù delle nostre esigenze
interiori. In questa seconda accezione, Moda e Poesia sono indiscutibilmente
confinanti, anzi, la moda diventa "poesia indossata sulla pelle".
Sulla vita delle modelle a Milano poi ho scritto anche una poesia,
che potrete trovare nella raccolta:
RESIDENCE DEI FIORI
Non aprire la porta.
Questa sera anche un buffone
riuscirebbe a scardinare
il tuo fragile sistema di certezze.
Serrati nel cuore della notte.
Esci sul terrazzo a respirare.
Vista panoramica
dal ventesimo piano
ed è buffo
come tu possa,
adesso,
anche solo con gli occhi,
dominare Milano.
La scatola dei trucchi
l'hai lasciata nel bagno.
Non ti è necessaria.
Tu impazzisci nell'aria.
La tua droga è noia,
e te la daranno
(in un altro champagne
e un altro Capodanno).
Intervista a cura di Joe
Verni
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